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Diario
9 febbraio 2010
Quando Mani Pulite gettava le chiavi
I magistrati l'hanno ricordato anche l'altro giorno, quello della eversione patente, quando, in occasione dell'anno giudiziario hanno voltato il lato B ai rappresentanti del Popolo che si accingevano a prendere parola: "Noi difendiamo la costituzione". Quella stessa mutilata dell'art. 68, fatto cassare dal furore giustizialista di alcuni piemme e di una stampa complice, per consentire di ammanettare l'intero parlamento della repubblica italiana, definito il "parlamento degli inquisiti", ma soprattutto dei terrorizzati. M ^^^
di Tiziana Maiolo C’è un popolo di fantasmi della politica che si aggira per l’Italia. Sono anziani e innocenti. Circa vent’anni fa erano giovani e colpevoli. In quanto colpevoli hanno subìto il carcere, la gogna mediatica, la distruzione degli affetti, a volte della vita. Per molti di loro – l’ultimo caso è quello di Calogero Mannino – la sentenza definitiva di assoluzione arriva con quasi venti anni di ritardo, qualcuno ottiene anche un piccolo risarcimento economico. Piccola cosa rispetto al prezzo pagato dall’innocente. Ma c’è un soggetto che non paga mai, il magistrato che per sciatteria, incapacità, pigrizia o altro, ha sbagliato. E ha annientato la vita dell’altro. Ci vuole almeno un quarantenne per poter avere cognizione di quel che è successo in Italia vent’anni fa, quando la maionese della giustizia impazzì, quando la politica impazzì, quando il circo mediatico-giudiziario impazzì. Perché i giovani non rimangano tagliati fuori, è giusto e doveroso che noi li informiamo di questa storia, tramite la quale l’intera classe politica (con l’eccezione di un solo partito) fu spazzata via dalla mano giudiziaria e in seguito sostituita da altri. Per fortuna non dal partito dei Pubblici ministeri, come qualcuno avrebbe voluto, ma da altri nuovi partiti. In quegli anni successero due significativi avvenimenti. Il primo. Mentre a Roma Bettino Craxi, in un nobile discorso tenuto alla Camera dei deputati il 3 luglio del 1992 denunciava pubblicamente come tutta la politica (sottolineando l’aggettivo “tutta”) si finanziasse in modo irregolare o addirittura illegale, invitando i partiti e il Parlamento stesso – presieduto da Giorgio Napolitano – a trovare una soluzione politica al problema, a Milano qualcuno scelse la via breve. Che significava: politici tutti delinquenti, quindi tutti in manette con grande gogna pubblica. Era nata “tangentopoli”, la città ex capitale morale d’Italia degradata a luogo di malaffare e corruzione. Era nato un gruppo di Pubblici ministeri che definirono se stessi come lo spot di una saponetta: “Mani pulite”. Fermi al portone di Botteghe OscureIl secondo. Palermo non fu da meno. Nacquero a quei tempi i “professionisti dell’antimafia” e patenti di mafiosità vennero distribuite a piene mani ai politici delle regioni del sud, di tutti i partiti tranne uno, che si fece accusatore degli altri. In conclusione, al nord tutti corrotti, al sud tutti mafiosi. Tranne alcuni, tutti dello stesso ceppo. Una peculiarità tutta italiana, con il più grande Partito comunista d’Europa finanziato dall’Unione Sovietica (cioè da una potenza ostile), legato a doppio filo alla gestione delle cooperative rosse, con il suo segretario Achille Occhetto che chiede scusa agli italiani per i finanziamenti irregolari, con un clamoroso improvviso ridimensionamento delle spese e la vendita dalla sede storica di via delle Botteghe Oscure a Roma. Tutto questo viene visto dai magistrati con occhi strabici e il Pci solo lambito dalle inchieste, che hanno addirittura selezionato per correnti interne al partito, colpendo soprattutto gli esponenti “miglioristi”, i più vicini al mondo socialista. Così è accaduto che, mentre tutti gli altri sono spariti, mentre nuovi partiti occupano oggi lo scenario della politica, gli eredi del vecchio Pci siano ancora al loro posto. Grazie al fatto che troppo spesso gli investigatori si siano fermati davanti al portone di Botteghe Oscure. Diverso il trattamento riservato agli uomini del pentapartito che governavano l’Italia in quegli anni. Le immagini del tempo ci raccontano di dimissioni a catena per semplici informazioni di garanzia, le televisioni sfornano manette e schiavettoni, a Roma Craxi è investito da una selva di monetine, il palazzo di giustizia di Milano assediato da manifestanti con i ceri accesi in mano che inveiscono e urlano «Di Pietro facci sognare». Giorgio La Malfa, accusato di essersi fatto finanziare alcuni manifesti elettorali, viene insultato e irriso sulla gradinata del palazzo di giustizia. Assessori incolpevoli passavano in auto inseguiti da insulti “ladro!”. Cittadini che magari non pagavano le tasse, commercianti che non erogavano mai lo scontrino fiscale, persone che avevano goduto privilegi e prebende: tutti si improvvisano giudici, tutti erano istigati a farsi “tricoteuses”. E i magistrati non vanno tanto per il sottile. Innocenti e colpevoli sono tutti colpevoli. Nessuno pare avere dubbi. Il carcere apre la catena di Sant’Antonio. Imprenditori in grisaglia non vedono l’ora di vuotare il sacco dopo pochi giorni di detenzione a San Vittore, dove, come denuncerà al mondo una brava cronista del Wall Street Journal, sono costretti troppo spesso a convivere con topi e scarafaggi. Tutti pronti, con qualche nobile eccezione, a raccontare il vero e il non vero. Ciascuno capisce quali sono i nomi da fare. Chi parla esce, chi tace resta in carcere. Si faccia tornare la memoriaI politici mostrano grande coraggio. Li ho incontrati tutti da detenuti, dall’ex ministro della giustizia Clelio Darida all’ex presidente dell’Iri Franco Nobili (inspiegabilmente mai raggiunto in carcere dal suo successore Romano Prodi) fino a Raffaele Cagliari, che a San Vittore morirà suicida in seguito a promesse di libertà mai mantenute da un Pubblico ministero. Ero al suo funerale nei momenti in cui si suicidava Raoul Gardini. C’erano in carcere a Milano anche politici delle amministrazioni lombarde, come l’assessore Serafino Generoso, costretto a uno sciopero della fame per gridare la propria innocenza. Passeranno gli anni prima che anche una sentenza sancisca la sua estraneità a qualunque forma di illegalità.Qualche giovane attento si chiederà se, prima di emettere provvedimenti gravi come la custodia cautelare in carcere, i magistrati non cercassero riscontri, indizi, prove. La risposta è “no”. Invano alcuni politici chiesero ai Pubblici ministeri di poter essere interrogati da liberi per chiarire la propria posizione. La risposta fu “no”. Gli interrogatori dovevano avvenire con l’imputato in condizione di soggezione, dopo arresti effettuati all’alba davanti a bambini spaventati, e poi regime di isolamento. Se poi il politico non era stato così accorto da tener pronta una borsa con tuta accappatoio, oggetti di toeletta e qualche libro, la condizione di soggezione nel primo interrogatorio (che veniva alquanto fatto desiderare) era totale. Arrivava il magistrato sorridente e ben sbarbato e si trovava davanti un politico stralunato e con la barba lunga. Ha qualche nome, qualche pesce grosso da consegnare? È il succo dell’interrogatorio. No? Bene, ci rivediamo, intanto rifletta, si aiuti con la memoria. In questo clima era difficile pretendere qualche ragionamento politico o qualche ricerca di prove che aiutassero a distinguere – visto che la nostra Costituzione sancisce che la responsabilità penale sia personale – tra colpevoli e non colpevoli e a valutare la reale entità dell’intero fenomeno. Ci si chiede se gli arresti fossero proprio necessari. La gran parte non lo sarebbe stato se si fossero applicati in modo rigoroso gli articoli del codice di procedura penale che limitano a inquinamento delle prove, ripetizione del reato o pericolo di fuga i casi in cui è necessario privare della libertà personale. Ma con altrettanta sicurezza si può affermare che il carcere è indispensabile se è usato come mezzo per raggiungere il fine della confessione e soprattutto della chiamata in correità. Siamo sicuri che le dichiarazioni ottenute con questi sistemi siano veritiere? Il popolo dei fantasmi politici del passato, assolti dopo decine di anni, ci dice di no. Da Milano a Palermo il quadro non cambia. Il caso più clamoroso è quello di Giulio Andreotti, accusato dell’omicidio Pecorelli e anche di concorso esterno in associazione mafiosa. Questo reato non esiste nel nostro codice penale, ma è diventato il re dei reati contro i politici quando non li si può accusare di far parte di Cosa nostra o altre associazioni di criminalità organizzata, ma c’è la parola di un “pentito” che li coinvolge. Il pentito in genere non è che un assassino interessato ad avere libertà, soldi, sconti di pena e privilegi. Molti di loro non appena liberi tornano a delinquere, ma intanto hanno contaminato e rovinato per sempre con le loro calunnie i politici che hanno deciso di prendere di mira. Il partito dell’eroeÈ capitato anche a me. Nel 1994 avevo svolto la campagna elettorale in Calabria, insieme a Vittorio Sgarbi. Un anno dopo un pentito di nome Franco Pino dichiarò che avevamo promesso «riforme sulla giustizia in cambio di voti». Se non siamo stati arrestati è stato solo perché eravamo parlamentari. Siamo stati indagati per «concorso esterno in associazione mafiosa» e prosciolti dopo otto mesi, per otto mesi eravamo stati mafiosi. Non tutti sono stati così fortunati. Noi abbiamo potuto continuare la nostra attività politica, la nostra vita. Quelli del popolo dei fantasmi vivono con i loro capelli ormai bianchi, essendo stati privati del diritto a essere innocenti quando erano giovani. E intanto torna alla memoria quel che successe in una cittadina della Calabria, dove un giovane magistrato fece sciogliere il consiglio comunale per mafia, poi si candidò e divenne sindaco a sua volta. E intanto Antonio Di Pietro, l’ex eroe di Mani pulite, ha fondato un suo partito. Il popolo dei fantasmi della politica ringrazia.
| inviato da Maralai il 9/2/2010 alle 15:53 | |
8 febbraio 2010
Capezzone: sistema "americano" anche per l'Italia.
Sottoscrivo per condivisione, e con piacere pubblico. M ^^^

di Daniele Capezzone (porta voce Pdl)
E’ davvero importante il dibattito aperto da Sandro Bondi, e alimentato da numerosi altri protagonisti, sulle prospettive del PdL.
Per parte mia, credo che il futuro appartenga ai “partiti americani”: esattamente il modello leggero, non burocratico, centrato sul rapporto diretto tra leader ed elettori, indicato da Silvio Berlusconi. Nei grandi partiti anglosassoni, le cose funzionano proprio così: c’è un leader forte e aggregante; c’è una grande compattezza programmatica su poche ed essenziali questioni (i sei-sette punti che si mettono di volta in volta al centro dell’agenda elettorale, rifuggendo dai “programmi zibaldone”); su tutto il resto, c’è un dibattito vitale animato da think-tank, riviste e centri studi, che cercano di rifornire di contenuti e “software politico” il proprio schieramento. Dopo di che, sul piano organizzativo, diversamente dalla cattiva esperienza italiana, in cui i partiti pensano sempre ad occupare il territorio e la società, le grandi forze politiche anglosassoni sanno muoversi “a fisarmonica”: espandendosi nei momenti elettorali (e conciliando una capillare campagna “porta a porta” con le più sofisticate iniziative mediatiche, dai media tradizionali ad Internet), e comprimendosi ad elezioni terminate, senza nessuna pretesa di dominio sulla vita civile.
Tra l’altro, questo modello ha due grandi vantaggi: il primo è che non consente al ceto politico tradizionale di conquistare un monopolio dell’impegno nel partito, che resta invece apertissimo a chiunque voglia dedicare anche solo una piccola fetta di tempo (magari via Internet) alle proprie idee e alla causa in cui crede; il secondo è che contribuisce a “deideologizzare” il voto, favorendo scelte elettorali più pragmatiche, essenzialmente (e sanamente) legate al giudizio dei cittadini sulla performance dei governi uscenti: “Se hai governato bene, ti rivoto; altrimenti, avanti un altro”.
Sta proprio qui, a mio avviso, il miracolo elettorale costruito da Berlusconi nel 2008, certificato dal rapporto Itanes (edito da “Il Mulino”) sui flussi elettorali di due anni fa: da quella ricerca, emergeva lo spostamento a destra di un 3% complessivo di elettorato che alle elezioni precedenti aveva votato Ulivo (una cosa notevolissima: più di un milione di persone, circa un decimo di coloro che avevano scelto la lista unica Ds-Margherita). Un anno dopo, alle Europee del 2009, un sondaggio Ipsos-Sole 24 Ore ha compiuto un passo ulteriore nel descrivere lo “sfondamento a sinistra” del Pdl, chiarendo che quasi un operaio su due (il 43%) aveva deciso di schierarsi con Berlusconi, circa il doppio di quelli che invece si dichiaravano pronti a votare Pd. Insomma, la figura di Berlusconi ha una capacità speciale di catalizzare consensi, ben al di là dei settori sociali ed elettorali di riferimento: il Premier riesce a conservare i suoi elettori più consolidati, ma anche a convincerne altri che vengono da una diversa storia politica.
E allora che deve fare il Pdl in vista delle elezioni regionali? Deve “nazionalizzarle”, deve richiamare il senso politico complessivo del voto, deve collegare le specificità proprie dell’una o dell’altra situazione territoriale con i toni e le parole d’ordine di una campagna elettorale che va ricondotta alle realizzazioni e all’attività del governo nazionale. Una maggioranza che ha agito bene su tanti dossier (le emergenze Campania ed Abruzzo, il contrasto alla criminalità, l’ottima gestione della crisi economica, l’avvio di riforme coraggiose - dalla giustizia all’università alla pubblica amministrazione -) dovrebbe richiamarli e metterli al centro del proprio appello al voto. Insomma, non vanno impostate e condotte tredici campagne elettorali, tante quante sono le Regioni coinvolte, ma ne serve una sola.
| inviato da Maralai il 8/2/2010 alle 18:41 | |
8 febbraio 2010
Di Pietro ha paura? Intanto "piega" Bersani

Di Pietro chiede aiuto: ha paura; intanto Bersani si piega al giustizialismo scellerato, e il partito riformista al laburismo made in Italy, l'opposizione di proposta e di governo, di speranza per un sistema di tipo "americano" anche di veltroniana memoria, scivola nel burrone del giustizialismo di manette e di forca. Un partito ZAVORRA per dirla alla Casini, di ostacolo all'alternativa. Una una vera opa sulla coalizione" . M
| inviato da Maralai il 8/2/2010 alle 14:17 | |
7 febbraio 2010
Buone notizie per Alcoa: "Non si chiude in Sardegna".
Ho scritto buone, intendendo confortanti notizie sulla vertenza Alcoa. Fresca fresca (o calda calda) la presa di posizione del ministro Brunetta, che fa tirare un misurato sospiro di sollievo agli aperai in lotta, alle loro famiglie e all'intera società sarda ed anche nazionale. Ed anche con la Fiat si vuol fare finalmente sul serio Buona visione. M Alcoa, interviene Brunetta: "Non si chiude in Sardegna"
21.45 | Cronache dalla Sardegna - "Non si chiude e non si fermano gli impianti nè a Venezia nè in Sardegna". Lo ha detto sulla vicenda Alcoa di Fusina e Portovesme il ministro alla P.A. e candidato sindaco a Venezia Renato Brunetta nel corso di un comizio elettorale alla festa della Lega nord di Chirignago (Venezia)
| inviato da Maralai il 7/2/2010 alle 22:25 | |
7 febbraio 2010
Sardegna al dopo sciopero: dalla protesta ai fatti concreti
di Paolo Figus (direttore Unione Sarda)
Che i lavoratori fossero 50mila, come dicono i sindacati, o 35mila, come dice la Questura, poco importa. Quello che interessa invece è che alla manifestazione di Cagliari, venerdì, sono arrivati da ogni parte dell'isola per porre all'attenzione della classe politica i problemi che sono fondamentali per la Sardegna: la perenne crisi economica, il sottosviluppo, la disoccupazione che, se negli anni passati riguardava soprattutto i giovani, ora invece colpisce anche i meno giovani, messi in ginocchio dalla progressiva chiusura delle industrie pesanti. Ci sarebbe da aggiungere che nel quinquennio della precedente giunta di centrosinistra il sindacato non ha mai proclamato uno sciopero generale (nonostante la situazione fosse altrettanto grave); adesso, invece, dopo appena un anno di centrodestra al governo - che questa crisi ha ereditato - è scattata la mobilitazione. Ma questa è un'altra storia. Ci interessa invece sottolineare che è da anni che predichiamo al vento che il problema della Sardegna è economico, che esiste una incapacità del sistema di produrre e diffondere benessere e di questo sono colpevoli, pur se in diversa misura, la classe politica nazionale, quella regionale, imprenditoriale e, per certi versi, anche quella sindacale.
La crisi acuta dell'Alcoa ha messo in evidenza l'ambiguità della multinazionale, ma anche le incertezze del Governo. Al centro della vertenza c'è il problema del costo dell'energia, costo che in Sardegna è più alto della media italiana ed europea. L'Alcoa si è mostrata ambigua perché - al di là del costo dell'energia - avrebbe già deciso di proseguire la sua produzione in altri Paesi, l'Arabia Saudita, soprattutto. Incerto da parte sua il Governo che non si è imposto per far stipulare un accordo bilaterale Enel-Alcoa, cioè due soggetti privati, evitando così l'intervento dell'Europa che impedisce gli aiuti di Stato. E questo nonostante l'Enel sia una multinazionale italiana di cui il Governo possiede una parte importante del capitale azionario. Quindi la prima emergenza della Sardegna è l'economia malata. E la presenza allo sciopero generale di operai provenienti da tutta l'isola ci impone di ribadire che la politica industriale degli ultimi cinquant'anni, a partire dal Piano di rinascita, è stata un fallimento. Quel piano avrebbe dovuto favorire le ricadute economiche a valle, sulle piccole e medie imprese locali, cosa che è avvenuta solo in minima parte. Oggi invece dobbiamo prendere atto che ha fallito gli obiettivi anche per gli stessi stabilimenti industriali, quasi tutti in fase di chiusura, compresi quelli dell'Eni (altra multinazionale italiana di cui il Governo possiede anche in questo caso una parte importante del capitale azionario, e quindi in grado di condizionarla) e che lasciano così alle loro spalle povertà, disoccupazione, siti inquinati.
A questa situazione che si è creata, esistono alternative prospettabili? Domanda chiara, risposta chiara, senza ipocrisie: soluzioni rapide ed efficaci non se ne vedono. Potrebbero essere i grandi investimenti nelle infrastrutture per rendere la Sardegna più moderna. Infrastrutture che non si faranno se non in minima parte perché il governo, impegnato in altre partite politiche assai importanti, alla Sardegna destinerà una parte insufficiente di risorse. Come si è visto per i fondi Fas: cinque miliardi alla Sicilia, le briciole a noi. Potrebbe essere l'ammodernamento della pubblica amministrazione, la cui lentezza e inefficienza ostacolano anziché favorire gli investimenti privati, e anzi sembra sia organizzata per far fuggire gli imprenditori sardi e non sardi. Potrebbe essere la concentrazione di risorse pubbliche e private per esempio sul turismo e sulla filiera agroalimentare, ipotizzando i risultati in un medio o lungo periodo. Potrebbe essere una politica fiscale di vantaggio per nuovi investimenti nella nostra isola. Potrebbe essere l'elaborazione da parte della classe politica di una strategia di sviluppo, possibile grazie alla posizione geografica della Sardegna, alle sue risorse e alle sue bellezze naturali, alla laboriosità della gente sarda, all'assenza nella nostra isola della criminalità organizzata. Potrebbe essere la presenza di una forte e qualificata rappresentanza sarda nell'esecutivo nazionale a dare una spinta alla Sardegna, a difenderne gli interessi, a farci avere le quote (anche se scarse) di denari che ci spettano. Tutto questo potrebbe essere, abbiamo detto. Invece, con grande tristezza, constateremo in futuro che così non sarà, che queste operazioni o non si faranno mai, o si faranno in ritardo. Chiediamo solo, ed è il minimo, una cosa: che almeno la Regione, le banche, la burocrazia, il Governo lavorino ininterrottamente e si adoperino per farci superare questo momento, in cui è messa a dura prova, per chi non lo avesse ancora capito, la stessa tenuta sociale della Sardegna.
| inviato da Maralai il 7/2/2010 alle 8:39 | |
6 febbraio 2010
Di Pietro: "Uniti per gettare a mare Silvio"
Mica poco:"Di Pietro: "Tutti uniti per gettare a mare Silvio" . Ma non è solo questo; c'è anche la "finzione" dell'aggressione a Milano con il souvenir del Duomo, che si è fatto lanciare, oppure era un corpo di gomma piuma che soavemente si è posato in pieno viso. Il sangue vernice rossa:Genchi: "L'aggressione al premier? Una finta" Indignazione del Pdl: "Vergognosa sciocchezza" . Infine quelle foto da "ultima cena" con Di Pietro bene assortito tra servizi segreti: Il Corriere e Di Pietro: né burattini, né burattinai, è informazione. Con la conclusione del risucchio di Bersani e tutto il suo Pd. M
| inviato da Maralai il 6/2/2010 alle 16:24 | |
5 febbraio 2010
La D'Addario e il complotto in tre mosse: La Pupa e i pupari

La procura di Bari ha individuato chi ha messo in circolazione e manipolato i verbali secretati della D’Addario. Poi sta scandagliando i conti della escort sui quali è stato trovato quasi 1 milione di euro. Alla fine punterà al terzo livello: quello della gestione della donna e della trappola politica.
Un giornalismo d'inchiesta serio, obiettivo e onesto avrebbe agito per proprio conto; non certo alla Santoro o alla Travaglio di santificare una escort pur di aggredire immagine e reputazione del principale avversario politico con i miserevoli balzi alla prima pagina di trasmissioni roboanti della tv pubblica. Perchè aspettare alla magistratura la formulazione di domande, che basta un minimo di intuito investigativo per coglierle al volo: perchè il registratore tra le supposte lenzuola? Perchè la consegna ad un pubblico ministero dei nastri sulla (peraltro, pare assai scadente) performance sessuale? Chi ha fornito istruzioni alla D'Addario? Ovvero chi è il regista della criminogena operazione? M
| inviato da Maralai il 5/2/2010 alle 20:1 | |
5 febbraio 2010
Cappellacci su Alcoa: "Pronti a tutto anche al sequestro degli impianti".
La Sardegna si è ritrovata compatta per far fronte ad una emergenza occupazionale e ad una prospettiva senza sviluppo, direi epocale. Sull'ipotesi di fuga dell'Alcoa, il presidente della Regione Ugo Cappellacci alza la voce e accorre tra gli operai in lotta con iniziative che non hanno precedenti nell'Isola: il "sequestro degli impianti". Intanto, mentre assistiamo attivi ai tentativi degli americani che intendono “fuggire” dall’Isola ci tornano in mente quelli "scacciati" di malo modo, come degli appestati, senza la dovuta moderazione, ponderazione e gradualità, come cani bastonati, i militari della Base Usa di Santo Stefano di La Maddalena, che ha messo con il lato B per terra una intera cittadina con tutta la sua economia.
L'altro ieri sono stati licenziati i residui 26 sorveglianti delle strutture "americane", ma l'intero tessuto economico della ex cittadina fiorente il lato B per terra lo ha toccato da tempo. E si sa, anche se non lo si vuole capire ne tanto meno far capire, che il lato B, una volta stramazzato al suolo, la via della risalita è oltremodo difficile. Più che mai in questa Isola splendida e lontana da "continente" d'Italia. Ove anche per raggiungerla a fini di vacanza e di svago a costi ragionevoli è esercizio più problematico ed incerto che vincere al Totocalcio. Ma ciò nonostante, l'attrazione delle sue sue piagge, il garbo della sua gente, la prelibatezza delle sue specialità anche culinarie ed umane, è più che mai irrinunciabile. Viva la Sardegna!!! Non potho reposare Maralai ^^^^ da l'Unione Sarda Trentacinque minuti per dire che «siamo pronti a tutto». La Regione e il Governo non lasceranno che l'Alcoa abbandoni la Sardegna: «Sequestreremo gli impianti, se necessario». Lo ha detto ieri il presidente Ugo Cappellacci nel suo intervento in Consiglio regionale. Dopo l'uscita dall'Aula dei consiglieri di centrosinistra, due giorni fa, a causa dell'assenza del governatore, la seduta di ieri ha registrato un leggero ritardo a causa di un ritardo dell'aereo che riportava proprio Cappellacci da una trasferta istituzionale. Alle 17.34, il governatore ha preso la parola, in base all'ordine del giorno che fissava nella sua relazione sulla crisi dell'industria il punto principale: «La Sardegna deve saper cambiare pagina, ma non in modo traumatico». «GIOCO AL RIALZO» «L'impegno di tutti non è bastato. Anzi, Alcoa sta proseguendo questo insensato gioco al rialzo intollerabile», ha detto Cappellacci, sottolineando che «questa crisi non ha precedenti almeno negli ultimi vent'anni, governare è difficile e paghiamo anche per scelte sbagliate precedenti». Gli ultimi giorni: «Davanti allo sforzo straordinario del Governo e della Regione, ai provvedimenti concreti dell'esecutivo nazionale, alla mobilitazione del popolo sardo, all'appello del Pontefice, i vertici dell'Alcoa avrebbero dovuto dare segnali diversi di affidabilità, invece di continuare a chiederli agli altri in modo insensato». Il governatore ha ricordato che «anche il presidente della Commissione europea, Barroso, ha dato ampie rassicurazioni al premier Berlusconi sulla questione dei costi dell'energia», ma anche questo segnale «non ha modificato l'atteggiamento della multinazionale». L'impegno: «Avvieremo le procedure per ogni opportuna verifica della situazione ambientale e sanitaria. Saremo a fianco del Governo nazionale per mettere in atto tutte le iniziative possibili, dall'esigere la fideiussione depositata dalla compagnia fino alla requisizione degli impianti. Ciascuno si deve assumere le proprie responsabilità in una situazione molto critica, in cui sono in gioco migliaia di posti di lavoro». LE ALTRE VERTENZE «Se il caso Alcoa è l'emblema dell'impegno sistematico e dello sforzo straordinario che le massime istituzioni nazionali e regionali stanno compiendo, non va dimenticato lo stesso impegno per il settore metallurgico del Sulcis, quello della chimica che interessa i siti industriali di Porto Torres, quello di Ottana e quello di Assemini», ha detto il governatore. Ci sono trenta vertenze sul tavolo di confonto con il Governo e le aziende, dall'Euroallumina al sito industriale di Porto Torres. «Dalla crisi si può uscire - ha concluso - ma serve l'impegno di tutti i sardi, serve soprattutto una classe dirigente lungimirante, capace di esprimere una politica costruttiva sui grandi temi dello sviluppo e delle riforme». IN AULA Al termine del discorso del presidente della Regione, è cominciata la discussione. Critiche, anche aspre, del centrosinistra (Sabatini, Porcu, Giampaolo Diana, Zedda) e inviti ad andare avanti (Vargiu, Riformatori), con un appello di Maninchedda (Psd'Az): «Occorre avere il coraggio di cambiare modello sviluppo, facciamo leggi che ci diano forza». Sulla stessa linea Benamara (Comunisti): «L'avvenire non deve essere una ripetizione del passato; bensì una rivisitazione». ENRICO PILIA
| inviato da Maralai il 5/2/2010 alle 15:7 | |
4 febbraio 2010
Israele: "Grazie di esistere"
| inviato da Maralai il 4/2/2010 alle 15:13 | |
4 febbraio 2010
Sardegna in lotta; domani si ferma
Contro la crisi, la Sardegna si ribella. Domani tutti in piazza. M ^^^^ da l'Unione Sarda
La Sardegna si ferma contro la crisi Domani 30 mila in piazza a Cagliari
| inviato da Maralai il 4/2/2010 alle 8:51 | |
3 febbraio 2010
Contro il tiranno Iraniano l'Italia libera alza la voce
Daniele CAPEZZONE Il Presidente Berlusconi ha reso delle dichiarazioni storiche su Teheran L'attesa era nell'aria, poichè l'Italia, l'Europa e tutto il mondo libero sul pericolo mondiale di un regime che mette al cappio l'opposizione, che pretende l'atomica e chi un giorno si e l'altro pure minaccia di cancellare dalla faccia del globo Israele, «Israele da cancellare», il mondo s'indigna non potevano restare in silenzio. Da Popolo Libero come è l'Italia, con la dichiarazione forte di ieri da parte del nostro premier con il pieno appoggio all'opposizione di Ahmadinejad, ora dall'Europa e dagli Stati Uniti si attendono iniziative conseguenti. M
| inviato da Maralai il 3/2/2010 alle 7:45 | |
3 febbraio 2010
Sardegna: chiude l'Alcoa. Schiaffo all'Italia.
Dopo le concrete azioni del Governo sui cali dei costi sull'energia, L'Alcoa rigetta anche le rassicurazioni della C.E. e schiaffeggia l'Italia. Drammatica conclusione del vertice a Palazzo Chigi. Cappellacci: «Comportamento intollerabile» M
Alcoa, dure reazioni del Governo Scajola: "Non andrà via gratuitamente"
Il governo ha riconvocato il tavolo per l'8 febbraio, mentre i vertici italiani della multinazionale sono volati negli Usa per valutare le ultime proposte. All'azienda non sono bastate le assicurazioni sui tempi per ottenere il via libera da Bruxelles al decreto legge che abbatte i costi energetici. Dure le reazioni del Governo che minaccia provvedimenti contro l'azienda
| inviato da Maralai il 3/2/2010 alle 7:32 | |
2 febbraio 2010
Sardegna: sui tagli dei consiglieri il Pdl surclassato dai comunisti
luciano uras
Scontro sulle assenze in aula Sì al taglio degli onorevoli
Non c'è che dire; ovvero lo abbiamo detto e scritto tante volte: il Pdl sardo è un partito virtuale, inafferrabile, inesistente. Ed i consiglieri regionali non sono virtuali poichè destinatari di buone (ottime) mesatte, ma evanescenti. Non pretendono l'azzeramento di una giunta formata dai c.d. "tecnici"; non hanno coraggio di dire che occorre ricucire la linea diretta tra eletti e assessori, di modo che il potere politico venga realmente esercitato dai rappresentanti del Popolo Sovrano e non dagli amici di chi ha la potestà di effettuare tale scelta. Non assicura neppure la maggioranza; non impone il proprio ritmo riformatore all'azione politica nel governo della Regione. La maggioranza non è solo Pdl, ma il Pdl non ha neppure l'ardimento di richiamare gli "alleati" ad una compattezza che dia consistenza e forza legislativa all'intero Consiglio. Ma ieri è accaduto un fatto intollerabile; che sul percorso delle riforme, di quei tagli che tanto inchiostro anche noi sversiamo, seppure inchiostro virtuale ma visibile a tutti, la maggioranza (per niente)riformatrice ed il Pdl in particolare si sono fatti scavalcare indecorosamente dal leader di Rifondazione Comunsta Luciano Uras. Intollerabile (politicamente, intendo)! Il consigliere Uras lo conosco personalmente, e con il quale ci siamo spesso misurati su tematiche sindacali a livello regionale, e posso assicurare che fa sul serio; che vuole davvero i tagli e le riduzioni di spese della politica che una società in affanno non può tollerare e tanto meno rimandare nel tempo. Voglio, io che comunista non sono, estendere un complimento e un plauso al consigliere di Rifondazione. Maralai (marionanni)
| inviato da Maralai il 2/2/2010 alle 9:5 | |
1 febbraio 2010
Il Pdl sardo alla conta; il Cedrino inquinato in Consiglio regionale
Prima che la fronda interna superi la dozzina di "dissidenti", oggi il Pdl sardo discuterà di se, della sua vitalità, della democrazia interna e forse anche delle alleanze di come perdere le imminenti "provinciali"; Regione, oggi chiarimento nel Pdl In Consiglio seduta statutaria non sono informato se tra gli argomenti vi saranno anche quelli relativi al segnale civico della riduzione del numero dei consiglieri, del 30 per cento delle rispettive indennità, oppure la soppressione di qualche manciata di province e di tutti gli enti gramigna, chiamati pomposamente Unione dei Comuni, sorti dalle ceneri al potassio delle comunità montane.
Con molto interesse tuttavia registriamo l'ingresso in Consiglio regionale della emergenza idrico-sanitaria del Fiume Cedrino (tra i più importanti dell'Isola), diventato nel corso degli anni e dal menefreghismo della politica una vera cloaca a cielo aperto (in quanto accoglie scarichi fognari e ospedalieri depurati all'ingrosso), ma da cui si approvvigionano dell'acqua "potabile" (benchè con i filtri dell'ente erogatore del servizio idrico) le popolazioni della Baronia (cinque comuni: Orosei, Irgoli, Galtellì, Onifai e Loculi); popolazioni che dopo i balletti di analisi delle Asl che davano ogni ben di dio nell'acqua, come alghe tossiche e colibatteri, da obbligare i sindaci ad ordinarne i divieti all'uso domestico-alimentare, da alcuni mesi sono (e siamo) sul piede di guerra e lottiamo insieme, con gli amministratori comunali in testa, per ottenere l'acqua sorgiva (come minimo) dalla sorgente di Su Gologone
Impegni politici in merito sono stati assunti, ma le rassicurazioni non convincono le comunità in lotta e meno che mai i loro rappresentanti istituzionali, che pretendono, come anche noi fortemente pretendiamo, la classificazione di emergenza sanitaria (e non idrica, visto che di acqua ne scorre a volontà) di modo che la delicata questione venga sottratta all'ordinarietà delle procedure, ma affrontata con quel carattere di urgenza e straordinarietà alla pari di tutte le emergenze sanitarie che si rispettino. Maralai (marionanni)
| inviato da Maralai il 1/2/2010 alle 10:27 | |
30 gennaio 2010
Il lato B dei giudici al Popolo Sovrano
 Il discorso del ministro della Giustizia all'inaugurazione dell'anno giudiziario In barba a tutti i democratici; a tutti i garantisti; a tutti coloro che attendono giustizia da anni: civile, penale e amministrativa (quella sportiva non m'interessa); a tutti i lavoratori che lottano disperatamente per il posto di lavoro. In barba al governo che ogni giorno innalza i suoi proclami sui risultati contro le mafie. In barba al buon senso; al garbo istituzionale; alle migliaia di processi che ogni settimana decadono per prescrizioni varie in quanto non celebrati entro le ragionevoli durate. In barba ad un parlamento che si reputa sovrano, ma che ora se non prende provvedimenti adeguati sarà un parlamento subordinato. Subordinato alla prepotenza di una categoria che non ammette su di se alcun giudizio, per cui la tv oggi ha mostrato i magistrati che abbandonano l'aula delle rappresentanze sulla ricorrenza dell’anno giudiziario mentre si accinge a prendere la parola il rappresentante del governo, quindi del potere esecutivo, quindi del parlamento, quindi del Popolo. Oggi la Sovranità Popolare ha avuto il lato b, le spalle voltate dai suoi dipendenti amministratori della giustizia. "Caselli-ha detto inconsapevolmente gongolante un cronista televisivo votato al "martirio", "è stato il primo ad avere abbandonato l'aula". Vero atto eroico, dico io. Ma le braccia, a chi osserva le condotte così irresponsabili di magistrati, con ottica istituzionale e non ideologica, cascano nel sentire l'opposizione che non ha neppure consapevolezza di essere forza di governo, non dico oggi e neppure domani ma almeno (forse) dopodomani, è quando dice di "essere d'accordo con i magistrati " che voltano le spalle al Popolo Sovrano! Amici, non è eversione questa? Ed allora proviamo ad immaginare lo scenario istituzionale mentre gli ufficiali dei carabinieri, della gdf, della polizia di stato voltano le spalle il due di giugno alle autorità dello stato mentre sfilano le FF Armate (che direi Forze Amate) a Roma. Bene, benissimo ha fatto il ministro della giustizia Angelino Alfano ( Anno Giudiziario: Alfano,molte defezioni )a ribadire in modo chiaro netto e forte che i "magistrati rispondono alla legge" e che "le leggi le fa il parlamento sovrano in rappresentanza del Popolo Italiano". Ed il parlamento, a nome nostro che almeno i più sensibili lamentiamo questa offesa e che la manifestiamo pure per iscritto, che farà? Continuerà a litigare tra i solidali alle spalle e le parti posteriori dei magistrati mostrate ai rappresentanti del Popolo contro quelli che avranno il coraggio di denunciare questa grave e sciagurata condotta? Oppure riceverà impulso, orgoglio, fierezza il parlamento di questa Repubblica, di sentirsi davvero Sovrano proprio da questa offesa e le riforme vere le farà sul serio? Ma che scandalo! Maralai (marionanni) dal sito R.I (www.paologuzzanti.it )
Il lato B dei giudici al Popolo Sovrano (2)
Finisce in one, però non so dire se è eversione o solamente maleducazione; tuttavia porgere il lato B al Popolo Sovrano quando intende aprir bocca in un giorno di solenne cerimonia, non fa una belle impressione. Ed un complimentone (oneone) al telegiornalistone che con vistosa enfasi ha dato notizia che a Torino “il primo ad abbandonare l’aula è stato il procuratore Caselli”. come fosse uno sciatore. Adesso, siccome anche a Bersani piace la one one dei giudici, difendendola e caldeggiandola, ci “auguriamo” che anche gli ufficiali superiori dei carabinieri, della gdf, della polizia di Stato nonchè delle Forze Armate, voltino il due di giugno il lato B ai rappresentanti del Popolo Sovrano mentre si accingono a prendere la parola davanti ai Soldati, od anche alla “semplice” Brigata Sassari che sfilano a Roma e in varie città d’Italia, tra i tumulti dei tamburi e l’Inno di Mameli. mario nanni ^^^ si pronunci sulla faccenda, caro onorevole Guzzanti; Lei degnamente rappresenta il Popolo Italiano nel parlamento del ns Paese (Isole comprese): Viva L’Italia Libera, democratica e parlamentare. mn GUZZANTI . IL FATTO E’, CARO NANNI, che bisognerebbe espellere dalla magistratura tutti quei magistrati i quali affermano che la magistratura è un correttivo della democrazia, quando invece è soltanto l’insieme dei funzionari statali assunti per concorso e legittimati soltanto da quello, i quali funzionari devono fornire un pubblico servizio che si chiama giustizia, come i medici forniscono sanità, i professori universitari ricerca, eccetera. Quando un funzionario dello Stato. in toga, in uniforme, in giacca e cravatta, si comporta in maniera impropria, lo si dovrebbe licenziare in tronco senza pensione. E viva l’Italia della Brigata Sassari, viva la memoria di Lussu e di tutti i patrioti sardi che hanno fatto l’Italia. La loro Italia.
| inviato da Maralai il 30/1/2010 alle 16:46 | |
30 gennaio 2010
Berlusconi all'Alcoa: "Non chiudete",e promuove Bertolaso.
Forte il richiamo del premier alla multinazionale americana che non commetta il "crimine" di mandare a casa centinaia di dipendenti, soprattutto dopo l'apertura del governo di tenere in considerazione molte delle proposte ed esigenze manifestate anche con sufficienza dagli americani. Intanto la lotta diventa quasi disperata. E mentre la Sardegna si trova immersa nel bel mezzo di una crisi difficilissima, ieri non è passata inosservata la promozione a ministro della Repubblica dell'ottimo Bertolaso. Ed ho fatto questa riflessione: promossa la Brambilla; in corso di "esame" la Santanchè. Doppia promozione per la Carfagna in procinto di guadagnarsi i galloni di "governatore" della Campania. Della Sardegna non mi risulta neppure aperta la "pratica" per l'assegnazione di una mezza dozzina di sottosegretari, e non solo di ministri. Amici, penso che un buon ministro sia in grado di rappresentare per intero la Nazione, Isole comprese. Però, mentre alla Sicilia riesce di fare sempre bingo, perchè insistere in questa incomprensibile strategia di lasciare la Sardegna troppo in solitudine? La conoscete, od anche la sottovalutate, voi continentali, voi del Governo di Roma l'accezione esatta della espressione politica di solitudine? Alcoa, assalto all'aeroporto Berlusconi: "Non chiudete" . Maralai (marionanni)
| inviato da Maralai il 30/1/2010 alle 9:55 | |
29 gennaio 2010
Mata Bhari: come screditare un premier

Un’inchiesta della procura di Bari, con una dozzina d’indagati, riscrive la storia della escort e delle sue visite a Palazzo Grazioli. E traccia uno scenario sorprendente, con personaggi eccellenti disposti a tutto. Per fare soldi e screditare il premier.
maralaicorsivo. Ricordo che ero stato il primo ad aver definito la D'Addario una specie di Matha Bhari, per significare che dietro quell'asserito registratore, intruso sotto supposte lenzuola e poi consegnato ad un procuratore della repubblica c'era del losco, dell'inquietante e ponevo anche delle domande . Perchè le domande? Perchè ci era apparsa molto chiara che la D'Addario dovesse risponderne penalmente e civilmente per la violazione di domicilio, art. 14 cost. ("il domicilio è inviolabile"), la trasfugazione della registrazione poi consegna dei nastri ad una procura, quindi con intento manifestamente diffamatorio. Mi ero domandato perchè la consegna del registratore ad un procuratore della repubblica e chi fosse il suggeritore, lo stratega perverso della missione volta a sputtanare il premier. La mia ipotesi era che le attese della "regia d'addario", dopo la consegna dei nastri , l'autorità giudiziaria potesse lavorare al corpo Berlusconi con la tagliola delle informazioni di garanzia. Che in barba alla garanzia del destinatario spesso costituisce un vero e propri tritacarne mediatico giudiziario. Sulla vicenda erano apparsi persino spenti i riflettori, calato l'oblio. Come, ci chiedevamo, non s'indaga per capire il senso della registrazione ricattatevele? Non s'indagina per appurarne i mandanti e le finalità della "spedizione"? Perchè Berlusconi non ha ancora proceduto contro la Matha Bhari e gli strateghi che probabilmente la supportano? Ora le indiscrezioni su Panorama; che con tutta la nostra prudenza stante il precetto insormontabile sulla presunzione d'innocenza per tutti , comunque e sempre, ci fanno capire che forse i giochi loschi e sporchi attorno alla D'Addario non erano poi tanto una astratta supposizione. Maralai
| inviato da Maralai il 29/1/2010 alle 19:49 | |
28 gennaio 2010
Tempi duri per le "secessioni": Guzzanti oppone il suo "esercito"
Dal sito R.I. dove Paolo Guzzanti , in un formidabile dvd (cliccare qui , poi sullo lo schermo) "svela" le sue strategie di contrattacco e di resistenze alle ipotesi veleggiate di secessioni e di indipendentismi in diverse parti d'Italia, l'Isola Sarda compresa. Leggere e scrivere con divertimento e con una sola raccomandazione: niente "fucili", ma molta buona e dotta ironia. Le varie opinioni sono ugualmente gradite e rispettate. M ^^^ Nuovo video (cliccate lo schermo più in alto) con il Guzz-pensiero sull’unità d’Italia e l’immoralità, oltre che l’impossibilità di una secessione. L’Italia non esisteva nel 1861? Beh, oggi esiste e non esistono più neanche le vere memorie degli infernali Stati pre-unitari. E voglio sapere dai secessionisti: in che modo accadrebbe? Basta con le chiacchiere: dite ESATTAMENTE come sarebbe possibile. Il fatto è che occorrerebbe violenza e illegalità. E quello diventerebbe il momento della povertà, della divisione e del sangue. continua. ..: Paolo Guzzanti ^^^ molto seriamente, caro on.le Guzzanti cosa ne pensa della nuova lingua sarda, quella che gli intellettuali sardi vogliono costruire artificialmente, come ho accennato nei prec. post? la questione la ritengo meritevolo di un suo qualificatissimo intervento; che io “girerò” al mio blog dove ho rilanciato anche il suo fenomenale filmato. saluti mn
GUZZ – CARO NANNI, la mia libreria è piena di dizionari sardi (e ladini, e calabresi, e laziali, e lombardi, e veneti, eccetera) e di una cosa sono sicuro: non si costruiscono lingue a tavolino. L’esperanto è fallito. Si può forse fare un dizionario onnicomprensivo e proporre una “parlata” (i “parlari”, i patois) comuni. Ma non si arriva da nessuna parte. Questo è quel che penso. Poi, per carità, tanti auguri, ma queste operazioni sono sempre sterili., Quando vivevo negli Stati Uniti degli intellettuali neri riuscirono a far approvare una legge che istituisce l’inglese afro-americano e renderlo una materia di insegnamento a scuola (facoltativa). Fu political correctness, ma fu un buco nell’acqua. Indietro non si torna. Io credo che sia cosa buona studiare e parlare le lingue e i dialetti del passato, ma senza avere la pretesa di resuscitare l’etrusco, il sannita, il celtico e temo neanche la mai esistita lingua sarda unificata. I sardi sono come i toscani (e altrettanto irresistibili): si detestano da cantone a cantone. Meglio un morto in casa che un pisano (o un sassarese, nuorese, cagliaritano) alla porta.
| inviato da Maralai il 28/1/2010 alle 15:59 | |
28 gennaio 2010
I magistrati gettano la maschera e scioperano contro il governo
Da Il Giornale: "I magistrati gettano la maschera e si mobilitano in tutta Italia contro il governo. E decidono di attuare una dura forma di protesta: sedie vuote davanti al ministro Alfano o ai suoi rappresentanti durante gli interventi previsti per l’apertura dell’anno giudiziario di sabato. La protesta dell’Anm viene motivata con il «disagio per le iniziative legislative in corso». Insomma, non è gradita la politica del governo. Per il ministro Alfano «l’Anm ha scelto di macchiare una giornata che è per i cittadini». MaralaiconsigliaAlfano: caro ministro anche lasciarli svuotare la sala è segno di tolleranza e di rispetto della libertà. Però tu non ti deprimere e leggi pure il tuo discorso ma al microfono di un collegamento in eurovisione. Fai finta che l'aula non sia vuota ma al posto della presenza fisica dei magistrati rumorosi sia presenta la coscienza civica della giustizia. Coì vedranno anche all'estero di che "pasta" è fatta la magistratura italiana. L'unica cosa da pretendere è la diretta tv e parlare delle riforme che intende fare sulla giustizia; così ti ascolterà il Popolo Sovrano che s'interroghererà su cosa s'intende per sovranità popolare, se deve sottostare a quella dei magistrati manifestata anche con inaudita supponenza e maleducazione. Poi lascia passare un po di giorni e fai fare un po di controlli per sapere se la giornata dello sciopero bianco, ossia della desertificazione dell'aula giudiziaria sia stata annotata come lavorativa oppure sia stata depennata per rinuncia alla retribuzione. Non si sa mai. M
| inviato da Maralai il 28/1/2010 alle 13:18 | |
27 gennaio 2010
Sardegna: "subito un super ministro per l'Isola"
Il tema è nostro poichè prima di tutti e più di tutti (nel ns piccolo) l'abbiamo sostenuto; spesso anche con vibrata irriverenza. L'obiettivo era quello di scaldare anche gli animi del centro destraliberale di modo che l'amico e grande Innamorato dell'Isola Silvio Berlusconi potesse capire al volo dell'importanza per i Sardi avere rappresentanza nel governo della Nazione.
Solo qualche settimana fa, ma soprattutto sulla spinta de L'Unione Sarda, non so se con successo o meno "sobillata" anche da questo blog, il coordinatore regionale Mariano Delogu ha posto l'accento al problema. Ma è stato come dire, un risveglio assai flebile ed intanto che la casa delle libertà si sveglia, c'è qualche alleato "malandrino"(nel senso buono del termine) che insorge e reclama la fine dell'isolamento ministeriale della Sardegna: "Subito un superministro per l'Isola" Oppi: il Turismo o i Trasporti. Ma io aggiungo: più quattro sottosegretari. Maralai (marionanni) ^^^ sul tema un mio articolo di alcuni mesi fa
Povera Isola! Alla Sardegna solo elemosine dello Stato
Sono contento che anche l'Unione Sarda ci sia arrivata con l'articolo di oggi del suo direttore: l'Isola non è presente nel governo e neppure nel sotto governo nazionale. L'Isola è sotto e basta; è sotto di tutto e su tutto. Nel suo piccolo questo blog ha svolto una sua campagna contro il disinteresse di Berlusconi di gratificarla con un paio di ministri ed un numero adeguato di sottosegretari, di questo governo “siculo-padano”. "Per voi ci penso mi", l'abbiamo accolto in modo amichevolmente irritante. No, caro presidente Berlusconi, la Sardegna, come ho avuto modo di sottolinearlo più volte, non è una tanca (un podere) dello Stato italiano; è un'Isola lontana dal resto dell'Italia e di per se dovrebbe bastare per far capire che non può essere lasciata a subire in solitudine. La solitudine è un elemento molto rischioso che infonde insicurezza. La Sardegna quindi ha una specificità territoriale, linguistica e culturale; un carattere etnico che dev'essere riconosciuto senza neppure ostentarlo, senza mai domandarlo. Capirlo e assecondarlo. Punto. Non ci piace sapere dell'innamoramento di tutti noi, perchè saremo anche poveri, anche vessati, ma stupidi o cretini no. Siamo anzi un Popolo orgoglioso fiero di essere sardo ma persino italiano. Quindi abbiamo anche un senso etnico dell'innamoramento che non è politico, ma originale, etnico, appunto. Quindi meglio amici che innamorati. Io l'ho sottolineata con durezza questa discriminazione sulla mancata considerazione di far parte del governo del Paese; ma nessuno ha protestato di chi in questo straordinario “recinto” tirrenico ha voce in capitolo, se non una debolissima, quasi flebile lamentazione del deputato Pdl Salvatore Cicu. Per cui anche all'interno del pidielle sardo, posto che esista per davvero, non sono visto di buon occhio.
E allora, buon occhio o meno, datevi una regolata, sigg. parlamentari di questa Terra oramai abbandonata; datevi una sveglia; il deputato del Pdl nuorese Bruno Murgia ha presentato una interpellanza per chiedere conto di questa puttanata spartitoria governativa e per noi sardi da fame; mentre l'opposizione sarda non si fa sentire o è alle prese con Rutelli e Rosy Bindi che sono i veri problemi dell’Isola! Ma uniti, destra e sinistra, batteteli forte, con durezza questi benedetti pugni sul tavolo romano; e se nessuno vi ascolterà, fate finta che quel tavolo lo potreste anche sollevare di almeno un metro e mezzo dal suolo. Procurad''e Moderare Maralai (mario n.)
| inviato da Maralai il 27/1/2010 alle 9:14 | |
26 gennaio 2010
Cossigafiglio:"niente centrali entro i poligoni". Ma fuori?
Il sottosegretario alla Difesa ieri ha incontrato i sindaci dei Comuni che ospitano i poligoni militari.
Ochei, ochei. Siamo tutti più tranquilli. Il sottosegretario metà sardo metà continentale, unico esponente isolanonelgovernodiRomaediministrimancoaparlarne è tornato anche in modo sorridente a rasserenare gli animi sull'insediamento di centrali nucleari nell'Isola. Ci ronzavano brutti presagi, perchè nei giorni scorsi si parlava di tre o quattro centrali nucleari e tutte da localizzare in quelle parti del territorio balneare che una vera centrale che si rispetti si negherebbe da sola. Con questo non vogliamo dire che ci sentiremo più tranquilli se le centrali le installassero nel Lazio o in Campania, oppure anche in Toscana o in Liguria. Però oggi il rappresentante del governo di Roma ha fatto tirare a molti un sospiro di sollievo: " Posso escludere che le aree militari verranno utilizzate per costruire centrali nucleari». In un'altra intervista è stato anche più preciso: "escludo che centrali nucleari verranno installate entro i perimetri militari". E allora mentre l'umore dei più si è rasserenato io voglio, a costo di fare peccato, pensare male. Dunque:"dentro i poligoni militari niente centrali nucleari". Ma fuori? Maralai
da l'Unione Sarda
di PAOLO CARTA La difesa di Giuseppe Cossiga è a tutto campo: «Nei poligoni sardi non sono mai state usate armi all'uranio impoverito. Posso escludere che le aree militari verranno utilizzate per costruire centrali nucleari». Nessuna novità sconvolgente, le solite verità di Stato ribadite ieri dal sottosegretario alla Difesa, l'unico esponente isolano nel Governo Berlusconi, nell'elegante sala ristorante del Campo ostacoli generale Rossi di Cagliari, davanti ai sindaci dei paesi isolani che maggiormente devono fare i conti con le cosiddette servitù militari , ribattezzate «esigenze nazionali». A proposito delle quali, Cossiga ha riaggiornato un concetto già sottoscritto negli anni '80 dall'allora capo del Governo, Giovanni Spadolini, e dal presidente sardista della Regione, Mario Melis, in un protocollo rimasto lettera morta sino a oggi: «Occorre equilibrare il peso della presenza militare in Sardegna rispetto a quello delle altre regioni d'Italia». Parlando comunque per la prima volta di tempi certi. E lunghi: «È un obiettivo trasversale che rimane dai tempi dei precedenti governi Berlusconi e del ministro Parisi espressione del centrosinistra, portato avanti dagli altri sottosegretari sardi nominati prima di me, Salvatore Cicu ed Emidio Casula. Ma non se parla nei prossimi cinque anni, diciamo che si potrebbe attuare non prima di 15-20 anni». ESIGENZE NAZIONALI Quando probabilmente le esigenze di un esercito finalmente europeo comporteranno la creazione di un poligono interforze e internazionale da dislocare magari nel deserto del Sahara e renderanno anti-economico mantenere poligoni come quelli sardi concepiti 50 anni fa e che adesso è difficile riconvertire per le esigenze delle industrie belliche e della guerra elettronica, vista la carenza di fondi. GLI INDENNIZZI I problemi sul tavolo di discussione sono tanti. I pescatori di Teulada, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco, Arbus e Terralba chiedono più spazi a mare per la loro attività strangolata per forza di cose dalle esercitazioni Nato e tempi certi per gli indennizzi. I Comuni chiedono che più celermente lo Stato versi alla Regione i soldi concepiti come rimborso danni per le guerre simulate, in arrivo sempre attraverso piani quinquennali e quindi spesso molto, troppo tardi rispetto alle esigenze di paesi sempre più spopolati e affamati. Alcuni sindaci, preoccupati per le morti e le inchieste sull'uranio impoverito, pretendono verità e chiarezza dal Ministero della Difesa. Altri primi cittadini, legati a filo doppio con le stellette militari, chiedono un potenziamento degli investimenti. LE RISPOSTE Di tutto e di più. E Cossiga risponde, con un sorriso e portando notizie che ritiene buone, a quasi tutte le domande (escluse quelle recapitate attraverso i cronisti dai pacifisti, non ammessi all'incontro, sulla mancata spesa dei soldi stanziati dallo Stato nel 2007 per la bonifica dei poligoni, mai attuata, e sui parametri geografici troppo ridotti per il risarcimento dopo le malattie riconducibili all'uranio impoverito, attualmente solo un chilometro e mezzo dalle aeree militari). PIÙ DENARO Innanzitutto Giuseppe Cossiga annuncia più soldi in arrivo in Sardegna. «Sia per i pescatori (sono stati stanziati circa due milioni di euro), sia per gli indennizzi quinquennali previsti nei rapporti tra Stato e Regioni a Statuto speciale (dal 60 al 68 per cento del totale nazionale saranno indirizzati alla Sardegna, circa 15 milioni di euro contro i 13,5 stanziati in precedenza)». Poi tempi più brevi per chi lavora nei pescherecci e ogni anno deve rinunciare a diverse giornate di pesca per colpa delle esercitazioni: «Entro il 2010 pagheremo quanto previsto per il 2009». Un bel passo in avanti per chi era abituato ad aspettare 3-4 anni. I PROGETTI Meno positivi, per gli amministratori della Sardegna, gli altri riscontri. Trasformare Teulada in un poligono virtuale e ridurre quindi gli spari contro scogli e vegetazione è rimasto poco più di un'idea: «È stata finanziato solo il progetto, ci siamo fermati a questa fase», annuncia il sottosegretario alla Difesa gelando il sindaco Gianni Albai. E la pista per gli aerei senza pilota prevista a Perdasdefogu non nascerà prestissimo: «Sicuramente - prosegue Cossiga - non entro il 2010, anche in questo caso il progetto è stato rinviato nel tempo per motivi economici, di comune intesa con le industrie coinvolte in un accordo pubblico-privato che comunque non viene accantonato». Con buona pace delle grotte che ospitano rare specie animali, la cui presenza all'interno del poligono ha suggerito nel progetto lo spostamento della pista degli aerei da combattimento senza pilota. CASO URANIO Cossiga ha tranquillizzato i sindaci preoccupati della possibile contaminazione dei poligoni con l'uranio impoverito: «Non è stato usato in Sardegna, semmai il pericolo sono quelle nanoparticelle di metalli pesanti causate dal contatto a certe velocità tra proiettili e metalli rilasciante nell'ambiente». Per la dottoressa Maria Antonietta Gatti, consulente modenese della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, quelle nanoparticelle per dimensioni e forme così particolari possono essere prodotte solo dall'utilizzo di proiettili arricchiti con sostanze radioattive, e ne sono state trovate in Sardegna anche a Baunei, oltre che nei negli organi dei malati civili e militari residenti o al lavoro nei pressi delle basi militari. Ma evidentemente era un argomento troppo tecnico per una riunione con i sindaci come quella di ieri. I CONTROLLI Il sottosegretario alla Difesa ha assicurato che non si lesineranno spese per monitoraggio ambientale, indagini epidemiologiche sul numero dei tumori, studi approfonditi: «Non siamo criminali, vogliamo salvaguardare tutti e in primis i militari che nei poligono ci lavorano e ci abitano con le famiglie. E l'inserimento tra i casi di tumori da risarcire anche dei civili e dei militari che non hanno partecipato alle missioni di pace all'Estero ma che hanno lavorato soltanto nei poligoni sardi, non è un'ammissione di responsabilità da parte dello Stato. È una scelta dettata dall'esigenza di coprire il maggior numero di casi possibile in un clima di incertezza scientifica, visto che gli studi sono molto recenti e da sviluppare ancora». Assurdo poi, secondo Cossiga, ipotizzare lo smantellamento di un poligono per far spazio a una centrale nucleare: «Lo escludo assolutamente».
| inviato da Maralai il 26/1/2010 alle 21:15 | |
26 gennaio 2010
Guzzanti invoca Garibaldi: "Viva l'Italia" (e i suoi vini).
dal sito Rivoluzione Italiana: Dito nell’occhio e follia domenicale: Viva Garibaldi ! Se voi fate la secessione, io in camicia rossa garibaldina vi prendo a fucilate. Ma voi potete portarvi gli Chassepot degli assassini di Oudinot, e noi ve li ficcheremo up your fucking asses. Viva il nazionalismo risorgimentale, viva l’esercito delle migliaia di volontari che sbaragliarono tutti gli eserciti regolari, viva Anita Garibaldi che cavalcava a pelo e scaricava la Colt negli occhi dei gendarmi pontifici, borbonici e degli ufficiali francesi. E, senza alcun rispetto per chi vorrebbe spappolare l’Italia già abbastanza spappolata dai governi, Viva l’Italia ! continua...
Mario Nanni: se sbarcate in Sardegna vi buttiamo in mare a colpi di “cannonau”; neppure un ministro abbiamo! un sottosegretario più continentale che sardo (cossigafiglio). e pensare che da queste parti la parola Patria fa ancora fare bum bum nel petto. mn
GUZZANTI – CANNONAU VA BENISSIMO. Chiamate gli eredi di Emilio Lussu e si formi un battaglione sardo, d’azione. Vera questa volta.
tomasomilano: battaglione o bottiglione?
GUZZANTI – Non c’è reale conflitto.
| inviato da Maralai il 26/1/2010 alle 20:49 | |
26 gennaio 2010
Processo breve? "Per me è ancora troppo lungo".
come non condividere. buona visione. M ^^^ da L'Unione Sarda Leonardo Filippi (Ordinario di diritto penale processuale Università di Cagliari).
Sì, lo confesso. Io sono per un processo breve perché, come scriveva Carnelutti, il processo è già una pena e quindi in un Paese civile deve avere una "durata ragionevole". Piuttosto deve anche raggiungere il suo risultato, che è quello di assolvere l'innocente o condannare il colpevole. Mi meraviglio perciò di quanti si oppongono a un processo breve, visto che, in Italia, un processo lungo c'è già (si pensi all'ultimo caso, quello dell'onorevole Mannino, assolto dopo 18 anni di processi e lunghi mesi di detenzione) ed è stato ripetutamente condannato dalla Corte europea proprio per la sua eccessiva durata.
Si paventa ora il rischio di un'eccessiva estinzione dei processi in corso, ma secondo i dati del ministero della giustizia solo l'1% dei processi pendenti correrebbe il pericolo di estinzione, per cui sono timori infondati ma che comunque non possono scandalizzarci, dato che già oggi una gran parte dei reati si prescrive durante la fase delle indagini preliminari e che nelle corti d'appello italiane il 50% dei processi cade per prescrizione del reato.
Occorre dire, piuttosto, che questo processo non sarà tanto breve, perché, a seconda della gravità del reato, si prevede una durata di sei anni e mezzo, sette anni e mezzo e, per i reati di criminalità organizzata, di dieci anni, oltre l'eventuale giudizio di rinvio e in questo caso è possibile pure una proroga fino ad un terzo, per cui si superano i quindici anni. Se si pensa che a tali termini devono essere aggiunti quelli per le indagini (cioè un altro anno o due), e che inoltre possono essere anche sospesi e quindi di fatto protrarsi, in media, tra i dieci e i quindici anni, ci si rende conto che siamo ben lontani dalla durata che la Corte europea considera "ragionevole".
Anche a livello mondiale si impone la necessità di garantire una durata ragionevole, visto che il rapporto Doing Business 2009, realizzato dalla Banca mondiale, confrontando l'efficienza del sistema giudiziario, colloca l'Italia al 156° posto su 181 Paesi esaminati (dopo Uganda, Costa d'Avorio, Senegal e Repubblica del Congo). D'altra parte termini massimi di durata sono già stabiliti sia nella Costituzione (per la convalida del fermo e dell'arresto, con la liberazione di fermati e arrestati in flagranza in caso di superamento dei termini stessi), sia nel codice (per le indagini preliminari, con l'impossibilità per il pubblico ministero di procedere oltre nelle indagini, ed anche per la durata della custodia cautelare, con la scarcerazione dell'imputato).
Poiché la disposizione transitoria potrebbe trovare applicazione anche nei procedimenti a carico del presidente del Consiglio, si è parlato di legge ad personam, ma ci si dovrebbe domandare se una legge che ha una giusta finalità deve essere bocciata solo perché, tra gli altri cittadini, ne potrebbe eventualmente beneficiare anche il presidente del Consiglio: allora sì che sarebbe davvero una legge contra personam.
Piuttosto, a tutela sia della vittima sia dell'imputato, devono essere garantite all'amministrazione della giustizia risorse idonee a far marciare il processo appunto con tempi ragionevoli e il fondo unico per la giustizia, istituito dal Governo, ha proprio questo fine, per cui vi sono le premesse perché l'estinzione del processo sia l'eccezione e non la regola. In fondo, mi sia consentita una domanda: ma davvero è troppo chiedere di essere giudicati entro dieci o quindici anni di processi?
| inviato da Maralai il 26/1/2010 alle 11:56 | |
25 gennaio 2010
Legge popolare per la giustizia? Altro inutile referendum?
I cittadini si sono espressamente pronunciati anche nel merito, ma la responsabilità civile ai magistrati mediante referendum è stata una inutile deliberazione. Ritentarci un'altra volta? Forse, anzi senza forse, diciamo che c'è una maggioranza parlamentare in grado di dibatterle, ponderarle, forse anche condividerle, ma infine approvarle tutte le riforme che si vuole e si ritengono necessarie all'ammodernamento del Paese. Il ricorso a leggi d'iniziativa popolare equivale rinviare alle fatidiche calende greche la riforma anche della giustizia di cui, a parole, tutti invocano quotidianamente. "Una legge popolare per riformare la giustizia" di Sandro Bondi M
| inviato da Maralai il 25/1/2010 alle 18:29 | |
24 gennaio 2010
Il Pdl sardo esce dal letargo:"un ministro anche per noi"
Mi ero persino stancato di denunciare l'anomalia che l'Isola non fosse presente nel governo dell'Italia, e che l'Innamorato non la tenesse nella dovuta considerazione nell'assegnare gli incarichi ministeriali; dove la Sicilia e la "Padania" l'hanno fatta da padroni; che ricomprendesse ministri o un numero adeguato di sottosegretari. Come isolani siamo stati rappresentati in extremis dal sardo-continentali Cossiga figlio, affidato al sottosegretariato del ministero degli interni.
Ho fatto una campagna con il mio blog, attirandomi -ne sono convinto- le antipatie proprio dal Pdl sardo, motivando l'esigenza di avere ministri sardi-sardi, sottosegretari sardi-sardi, non per una questione di campanile, ma per non farci sentire ancora più lontani dalla Nazione, che di per se il Tirreno spesso, in particolare quando si agita, ci fa sentire pulsazioni indescrivibili di vivere emotivamente in due mondi diversi: l'Italia e la Sardegna. O forse la Sardegna è un "mondo diverso" ? Ora però occorre registrare con attenzione il "risveglio" del Pdl del "mondo sardo", e ci viene quasi da esclamare: era ora!.«Governo amico, ma meglio esserci» Delogu chiede un Ministro per l'isola . Maralai (marionanni)
| inviato da Maralai il 24/1/2010 alle 8:36 | |
23 gennaio 2010
Epifani: "Tutti in piazza"; Della Vedova: "ridurre le tasse si deve"
Credo che sulla esigenza di riformare il fisco occorra abbassare i toni e, semmai, alzare l'impegno; condivido le osservazioni di Daniele Capezzone di ricordare la "stagione delle tasse" con il trio più fiscale della storia repubblicana, Prodi-Padoa Schioppa-Visco. Questa pagina tuttavia è stata chiusa e il Popolo Sovrano ne ha aperta un'altra grazie all'invocazione di calare le tasse, di riformare il sistema fiscale, di mettere "soldi in tasca ai cittadini", di "togliere le mani dello Stato dalle sue -dei cittadini- tasche".
Però scopriamo giorno dopo giorno, che al di la dei meriti che vogliamo a testa alta riconoscere a questo governo sull'efficacia della sua azione in vari e difficili campi, l'aspetto della fiscalità non viene aggredito con lo slancio "rivoluzionario" o meglio -per evitare equivoci- riformatore nel senso vero e sperato della parola. Scopriamo ancora che per lo Stato si deve lavorare da gennaio sino al 23 di giugno, che mi sembra una condizione inaccettabile. Allora dico che onestamente non me la sento di dare torto o di contestare al leader della CGIL l'iniziativa dello sciopero generale mirato a sollecitare il governo di non rinviare a "dopo i mondiali" la riforma del fisco, tanto cara a Tremonti.
Chi dovrebbe scendere in piazza a manifestare pro argomenti specifici che riguardano tasche, sviluppo ed economia dei singoli cittadini, delle imprese, delle famiglie quindi dell'intero Paese, visto che l'opposizione è appresso alle manette di Di Pietro? Però una domanda anche ad Epifani: perchè all'idea dello sciopero per la pietanza dell'equo fisco non inserite anche il "condimento” dei tagli? Perchè, mi domando anche con certa inquietudine, cosa nasconde, cosa contiene di tanto amaro o di pregio questa parola che temete e forse anche riverite? Cgil: "Riforma fiscale o sarà sciopero"
La stessa domando l'ho rivolta anche al deputato Pdl Benedetto della Vedova a seguito di questo suo prezioso e condivisibile intervento, sicuramente di stimolo al dibattito in corso, ma ancora attendo risposta. Ridurre le tasse si può e si deve Maralai (marionanni)
| inviato da Maralai il 23/1/2010 alle 9:14 | |
22 gennaio 2010
Giudice anti crocifisso: licenziato!
Lo ricordate? E' il giudice Luca Tosti che si era dichiarato "incompatibile" con il crocifisso al punto tale da rifiutarsi di tenere udienza nell'aula giudiziaria per la presenza del simbolo religioso. Ora la giustizia disciplinare ha fatto il suo corso ed è stato lui, il Tosti , a distanza di tempo ad essere messo "in croce". Il gesto del magistrato era apparso sconsiderato anche a noi, che tuttavia davanti al drastico provvedimento del Csm, non quello della proporzionata sanzione, ma di fargli perdere (nientemeno che) il posto di lavoro, ci appare di poterlo giudicare per niente "cristiano", ma molto "islamico". M ^^^ (Ansa) di poco fa. Luigi Tosti, il magistrato di Camerino (Macerata) divenuto famoso perché si rifiutava di tenere udienze nelle aula nelle quali è esposto il crocifisso, é stato rimosso dall'ordine giudiziario. La decisione è stata presa oggi dalla sezione disciplinare del Csm.
Tosti è stato rimosso dall'ordine giudiziario per non aver tenuto udienza in tutto il periodo compreso dal maggio del 2005 al gennaio del 2006. Il magistrato si era difeso spiegando di averlo fatto per la presenza del crocifisso nell'aula giudiziaria, che lui contestava. E aveva anche spiegato che finché il crocifisso non fosse stato rimosso avrebbe continuato con questo comportamento. Una posizione che ha convinto la sezione disciplinare del Csm a ricorrere al più drastico provvedimento, perché configurava il rifiuto di compiere atti connessi all'attività giudiziaria. In sede penale Tosti era stato assolto per questa stessa vicenda dall'accusa di omissione di atti d'ufficio, ma solo perché il magistrato era stato sostituito e dunque le udienze erano state regolarmente celebrate.
| inviato da Maralai il 22/1/2010 alle 15:6 | |
21 gennaio 2010
La Leonardo-Mastella scrive a Napolitano:"ponga fine alla mia prigionia"
Se v'interessa vi anticipo la mia opinione sulle scelte politiche dei Mastella. Anzi, sarò più schietto: non me ne fotte proprio niente di Udeur e compagnia cantante. Mi preme, nel piccolo di un blogghettino impegnato e pure con un nuraghe in toolbar, evidenziare l’impazzimento della "giustizia" italiana, che in nome del diritto spezza reni, cuore e testa a centinaia di persone, che solo dopo anni di tribolazioni ottengono il verdetto d'innocenza. Oppure la condanna dopo anni di tribolazioni. La signora Leonardo io non la conosco se non per la "gloria" delle cronache.
Suo marito è stato disarcionato da ministro per mano giudiziaria, tanto che Prodi è stato mandato a casa. La democrazia italiana a causa di pubblici ministeri intemperanti ha subito uno scossone, tanto che un'altra maggioranza è stata destinataria di ampio consenso popolare dopo la rotture della democrazia. A me sta bene questa maggioranza, ma non sta bene che siano le procure a determinarne gli sconvolgimenti politici. Non è la prima volta, ma si ripete con cadenza temporale che i governi vengono mandati gambe all'aria dalle procure. Poco importa che il giudice ha poi prosciolto Mastella, sentenziando che quel procedimento non poteva neppure essere attivato. Ma l'autore del procedimento all'ingrosso non è finito al confino, ma al parlamento europeo. Dunque la signora Leonardo Mastella sta scontando senza verdetto del giudice, senza la consumazione di un processo, senza la pronunzia della cassazione una pena assurda, propria degli stati di polizia o di pulizia etnica: il confino per mano degli inquirenti. Confino, ripeto! Che il diritto non contempla perchè cozza brutalmente con la costituzione (sacra ad intermittenza) che assicura a tutti (persino al più stomachevole dei nostri avversari) la presunzione d'innocenza. Presunzione d'innocenza ; presunzione d'innocenza senza se e senza ma; sempre.
E chi si dovrebbe scandalizzare contro queste allucinazioni giudiziarie? La maggioranza che governa il Paese? No, è compito soprattutto dell'opposizione ad opporsi ad un regione giudiziario che fa beffe del diritto. Caro Bersani, continua a seguire le orme di Di Pietro; continua a difendere l'indifendibile di pubblici ministeri che agiscono come militanza politica e che si frappongono al potere politico per impedire di operare riforme utili alla giustizia, al diritto quindi a tutti i cittadini. E per il confino alla signora Leonardo, per questa vergogna giuridica all'italiana, più grave diecimila volte dell'associazione esterna, che dovrebbe far rizzare i capelli soprattutto all'opposizione, dobbiamo starci zitti, o lavarcene le mani soltanto perchè abbiamo idee diverse dalle sue, o peggio ancora perchè non ci piace l'Udeur? Maralai ^^^ "Sto per inviare una lettera al Presidente Napolitano e fare appello a lui sulla mia vicenda perché intervenga, laddove è possibile, per far in modo che si ponga fine a questa prigionia". Lo anticipa il presidente del Consiglio Regionale della Campania Sandra Lonardo durante un'intervista a Klaus Davi per il programma tv Klauscondicio
"La mia - dice la Lonardo, colpita da un divieto di dimora in Campania nell'ambito dell'inchiesta Arpac - è una prigionia, una limitazione della libertà in un Paese dove l'ordinamento parla di presunzione d'innocenza fino al terzo grado di giudizio. Io sono stata, invece, già condannata". "La misura restrittiva nei miei confronti - continua Lonardo - è da ventennio fascista per allontanare i dissidenti. Io e Craxi abbiamo storie diverse ma siamo stati mandati entrambi in esilio". La Lonardo, nel corso dell'intervista, assicura di non aver mai pensato al suicidio ma di aver comunque "vissuto momenti di forte sconforto: ho visto il buio nero specialmente all'inizio di questa vicenda giudiziaria". Nonostante il grande disagio personale, sottolinea di essere "una persona che perdona e quindi mi piacerebbe provare a salutare Luigi De Magistris e vedere come si pone" perché - spiega - le sue indagini "sono una finzione, specialmente quelle su mio marito". Dicendo di credere che il magistrato "sia entrato in politica utilizzando tutto quello che ha fatto sulla pelle degli altri" guarda infine anche al leader dell'Idv, Antonio Di Pietro spiegando che da lui "mi aspetto di tutto" perché "ha fatto tante cose: quante famiglie hanno pianto, quante persone si sono tolte la vita?".
| inviato da Maralai il 21/1/2010 alle 15:45 | |
20 gennaio 2010
Ecco il nuovo processo: tempi ragionevoli
La disgrazia della sinistra è che s'innamora degli slogan; anche questa volta uno slogan fuorviante e ingannevole: "processo breve". Falso. In realtà la nuova norma appena approvata tende a stabilire tempi ragionevoli, di "ragionevole durata" ai processi, che nell'attuale realtà sono infiniti e spesso devastanti per la persona malcapitata. La giustizia diventata oramai ingiustizia certa. Ho sentito l'intervento di fuoco, la violenza inusitata del linguaggio della Finocchiaro, che da sola fa capire il perchè l'elettore se ne guarda bene dall'assegnare a lei e la sua compagine il governo del Paese. E probabilmente anche delle Regioni.
Una furiosa opposizione dal meschino e oltraggioso linguaggio che cerca di mascherare le lacerazioni interne, ma soprattutto nascondere la timorosa sudditanza all'Italia dei Livori oramai in procinto di assumere per intero la leadership del centro sinistra tutto. Con un Bersani totalmente irriconoscibile, inidoneo a contrattaccare su un piano di ragionevoli proposte, di ragionevole dialettica, costretto anche a ritirare di corsa la strategia del voto segreto che non è servito a scardinare la maggioranza ma a farle avere ben cinque voti del suo (di Bersani) schieramento. Mi spiego meglio: col voto segreto cinque parlamentari dell'opposizione sono andati ad incrementare la messe dei voti della maggioranza, di per se volendo significare che anche a sinistra, a differenza dei suoi leader, vi esiste un ragionevole interesse a favorire speranza nel versante della giustizia. Che rispetto a quella attuale , nell'esplicazione del suo giudizio, non sia soltanto più breve, ma anche più giusta. Maralai ^^^ da Il Giornale
Il Senato approva il ddl sul processo breve con 163 sì, 130 no, e due astenuti. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro Pd, Idv e Udc. Non ha votato in dissenso dal proprio gruppo il senatore Enrico Musso del Pdl e il senatore Alberto Maritati del Pd che ha voluto "marcare anche fisicamente la distanza da questo ddl". Il provvedimento, approvato in prima lettura tra le proteste dell’opposizione che ha contestato i tempi stretti della discussione e gli applausi della maggioranza, era approdato in Aula martedì della scorsa settimana. Ora il testo va all'esame della Camera. Ieri a Palazzo Madama era stato approvato l'emendamento del relatore Valentino, del Pdl, che riscrive l'articolo 2 del ddl sul processo breve.
Il premier: "Non credo sia incostituzionale" "Sono tutti intellettualmente disonesti, non sono problemi di Berlusconi ma aggressioni al presidente del Consiglio. Questa è una cosa sicura e certa". Silvio Berlusconi risponde così ai giornalisti che lo avvicinano dopo il pranzo dal card. Camillo Ruini per commentare l’approvazione del processo breve al Senato e le critiche dell’opposizione, che definisce "vere e proprie calunnie". ’ "Il processo - breve - dice il premier - è un processo lungo, prevede tempi ancora troppo lunghi". Sull’incostituzionalità, Berlusconi risponde: "non lo so e non credo. È l’Europa che ce lo chiede. E c’è la Costituzione che ci dice che i processi debbono avere tempi certi e ragionevoli. Ma non voglio pronunciarmi su questo"
Gasparri: "Riguarderà solo l'1% dei processi" "Ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c’è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l’1% dei processi". Lo afferma in aula al Senato il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, nella dichiarazione finale sul processo breve. Gasparri aggiunge: "Per i reati di mafia e terrorismo arriviamo ad oltre 15 anni di durata. È questo un processo breve?". Gasparri sottolinea che "l’articolo 111 della Costituzione prevede il giusto processo e l’articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo prevede la ragionevole durata dei processi".
Pd: "Così si nega la giustizia" Finocchiaro dichiara in aula: "Con questo, la maggioranza approva il 19esimo provvedimento dell’era berlusconiana destinato a incidere su di un procedimento penale a carico del premier. Questo significa più cose: - che per 19 volte avete usato il Parlamento, occupandone tempo e risorse pubbliche destinate a leggi generali nell’interesse del Paese, per fini particolari; - che, nonostante i vostri sforzi, e gli sforzi degli avvocati del premier, non siete stati capaci di trovare soluzione; - che la vostra priorità è stata, di governo in governo, innanzitutto l’interesse privato; - che non avete avuto timore, a questo fine, di devastare l’ordinamento creando pubblico danno; - che non avete mai avuto senso di vergogna.
Ora veniamo al merito: non siete stati capaci di dimostrare che questo provvedimento non avrà effetti negativi, decretando la fine di migliaia di procedimenti penali e quindi denegata giustizia per migliaia di cittadini italiani. Quando avete, nel precedente Governo Berlusconi, con la cosiddetta legge Cirielli praticamente dimezzato i tempi di prescrizione della pena, al punto che lo stesso proponente Cirielli di An si dimise dall’incarico di relatore perchè non tollerava che quella legge portasse il suo nome, le prescrizioni (ce lo ha ricordato il sen. D’Ambrosio) schizzarono da 200.000 a 850.000. Ora queste cifre, già impressionanti, sono destinate ad aumentare. Ma non basta. Nessun imputato avrà più interesse a chiedere i riti alternativi, ogni difensore cercherà in tutti i modi di allungare i tempi del processo, si affievolirà l’effetto di prevenzione generale data dal fatto che chi commette reato sa di andare incontro a una pena. Il risultato sarà, oltre alle inevitabili prescrizioni, un ulteriore intasamento della giustizia penale. La maggioranza e il governo affermano che lo fanno per assicurare la ragionevole durata del processo, oggi intollerabile. È fuori da ogni logica".
E in aula scoppia il caos Bagarre in Aula al Senato prima e dopo il voto sul ddl che introduce il processo breve. Dopo le dichiarazioni di voto, il gruppo dell’Idv si è alzato e ha esposto alcuni cartelli contro la norma, con i quali invitavano il presidente del Consiglio a «farsi processare». Immediata la reazione dei commessi, che però hanno avuto le loro difficoltà a togliere i cartelli dalle mani dei senatori, soprattutto da quelle di Stefano Pedica, particolarmente abile nel tenere lontano il foglio con il quale annunciava la "morte della giustizia". A un certo punto, vista la bagarre, è intervenuto in prima persona anche il senatore del Pdl Domenico Gramazio, il quale ha letteralmente lanciato il fascicolo degli emendamenti alla volta del gruppo Idv, colpendo il collega Alfonso Mascitelli. Stessa scena, ma senza lancio di oggetti, anche dopo il voto favorevole del Senato alla norma.
Cosa prevede il testo La nuova legge, che si applica a tutte le tipologie di imputati, stabilisce che, per "violazione della durata ragionevole del processo", il procedimento per i reati sotto i 10 anni, dal momento in cui il pm "esercita l’azione penale", si estingue dopo 3 anni per il primo grado, 2 anni per il secondo e un anno e 6 mesi per la Cassazione (non più, dunque, 2+2+2 ma 3+2+1).
| inviato da Maralai il 20/1/2010 alle 23:4 | |
20 gennaio 2010
Grillo l'ex comico: in Europa per sputtanare l'Italia
buona visione M ^^^
| inviato da Maralai il 20/1/2010 alle 16:55 | |
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